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A chi serve la Flotilla...

La Global Sumud Flotilla è salpata da Genova e Barcellona per portare 350 tonnellate di aiuti a Gaza.

IDF e GHF (Onlus Usa) hanno distribuito (dal 27 maggio ad oggi) una media di 2,7 milioni di pasti al giorno nei 4 centri di distribuzione da loro gestiti, pari a 845 tonnellate/giorno. 

Dunque l'eventuale contributo della Global Sumud Flottillia equivarrebbe forse alla colazione di un unico giorno...

Tra i promotori e finanziatori troviamo Qatar Charity, ONG del Qatar: in passato lo stato del Qatar è stato accusato di fornire sostegno finanziario all'organizzazione terroristica al-Qaida, convogliando il denaro tramite la Qatar Charitable Society, l'organizzazione è stata accusata di finanziare anche il terrorismo in Cecenia nel 1999 ed è presumibilmente tra le ONG utilizzare per canalizzare fondi per Ansar Dine nel nord del Mali, come confermato da rapporti di intelligence militari francesi del 2013. Infine vanno ricordati i rapporti del Qatar con Hamas... 

Altro promotore finanziatore della Flotilla sono i Fratelli Musulmani, dichiarati fuorilegge, in quanto considerati un'organizzazione terroristica, da parte dei governi di Bahrain, Egitto, Russia, Siria, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Tagikistan, Giordania ed Uzbekistan. Godono invece di cospicui finanziamenti e protezione più o meno esplicita da parte dei governi di Turchia e Qatar (a volte ritornano...)

Tutto ciò premesso, è evidente che non si tratta di un'operazione umanitaria, quelli sono atti che si compiono senza bandiere, vessilli e slogan, atti per cui si cerca sempre la via più efficace per raggiungere il beneficiario, e non le prime pagine dei giornali o likes di Instagram.

Quindi è un atto politico, puro e semplice. Anzi, semplice non tanto.

A parte il carpire la buona fede di tanti che credono, sperano, immaginano di inviare un aiuto concreto alla popolazione civile martoriata dalla guerra -speculazione che basta ad inquadrarne la bassezza morale e ideale-, l'atto politico si compone di molteplici aspetti riunendo in un sol colpo le diverse sfaccettature dell'antisemitismo, i nostalgici della caccia all'ebreo, coloro che auspicano la cancellazione politica dello Stato di Israele, i seguaci di Hamas, i rivoluzionari nostrani di tutte le età -compresi novax e frattaglie varie-, coloro per cui il 7 ottobre è stato un atto di guerra o un passaggio del percorso di liberazione, gli antiamericani a prescindere, i populisti, e quell'anima tardo comunista pseudo terzo mondista che sotterranea fluisce nei meandri dei dem.

E qual'è il miglior alleato della Flotilla? 

Diciamolo con chiarezza, con forza, senza timore: il governo israeliano nelle figure del suo capo Netanyahu e dei suoi ministri fascisti, i Ben-Gvir vari.

La follia con cui questo governo sta portando alla morte tante giovani vite di soldati israeliani in un assalto senza fine a Gaza City si affianca alla totale incapacità di gestione politica e mediatica di eventi quali la Flotilla... (volutamente tralascio qui l'analisi delle responsabilità sul 7 ottobre)

Se potessi dare un'indicazione direi che IDF dovrebbe abbordarli, identificarli, controllare il materiale e uno a uno consegnare loro l'informativa sul fatto che stanno per sbarcare in una zona di guerra in cui la loro incolumità non può essere garantita da nessuno, nemmeno da IDF. 

Il tutto filmato e registrato, poi massima libertà di scelta per ognuno di loro, sbarchino pure in una zona di guerra in cui uno degli attori è Hamas. Auguri.

Ancora una volta ci troviamo di fronte a due opposti che si nutrono l'uno dell'altro.

Attaccare Gaza City oggi non porterà alla liberazione degli ostaggi, aggiungerà la loro morte a quella dei giovani soldati israeliani.
Non sradicherà Hamas, i cui teorici e capi politici sono tranquilli in Qatar (ops, chi si rivede!).
Non costringerà la comunità internazionale ad affrontare seriamente il tema del governo dell'ipotetico stato palestinese.

Occorre fare politica, occorrerebbe la capacità di operare nel solco delle ultime posizioni della Lega araba, occorrerebbe per gli uni e per gli altri la capacità di sostenere le 'opposte opposizioni'.

E tutti noi, propal in primis, quelli che realmente cercano una soluzione al conflitto -ma temo in quello schieramento siano davvero pochi coloro che hanno un approccio positivo e non solo aggressivo nei confronti del supposto nemico- dovremmo ragionare ad ampio raggio, estendendo il pensiero al tema della democrazia in occidente, perché in Israele sta avvenendo esattamente quanto accade in Italia, in Francia, in Germania, in gran parte di Europa dove le istanze di destra stanno pian piano svuotando di contenuti proprio la democrazia in quanto tale.

Ad esempio in Israele il Ministero dell'Istruzione ha deciso di rimuovere i capitoli sulla democrazia liberale, i diritti socio-economici e l'importanza della Costituzione dall'esame di maturità in Educazione Civica.
Non ricorda forse qualcosa?.

Le sinistre europee sono oggi tra i peggior nemici di Israele, ma attenzione alle false amicizie delle destre, quando finirà la necessità strumentale da quella parte non verrà alcun bene...