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L'ipocrisia del 'giustizialismo' a senso unico: quando la sinistra bacia l'antisemitismo

Il 20 aprile 2026 a Milano l'eurodeputata dei Verdi Benedetta Scuderi ha dato una rappresentazione plastica, con chiarezza lampante, di come la posizione di Avs e della galassia di sinistra -'radicale' e non- sia semplicemente un’espressione di antisemitismo mascherato.
Un episodio che ha dell’incredibile, ma che purtroppo non sorprende più in un’epoca in cui il rifiuto del dialogo e della verità si maschera dietro slogan bombardati di ideologia e faziosità.

Ricordiamolo: i consiglieri comunali di Europa Verde si sono messi al centro dell’aula, interrompendo la seduta del Consiglio comunale di Milano, brandendo la bandiera della Palestina e indossando magliette con la scritta “Rispettate il Consiglio comunale. Stop al gemellaggio con Tel Aviv” mentre la Scuderi, tra il pubblico, capeggiava agli attivisti Pro Pal e AVS gridando “Stop al gemellaggio”, “Free Palestine”, rivelando così quanto poco effettivamente interessi loro trovare una soluzione reale al dramma del conflitto israelo-palestinese. La loro unica vera missione, sotto mentite spoglie, è la negazione stessa dell’esistenza di Israele.

E qui bisogna fare chiarezza una volta per tutte: il gemellaggio con Tel Aviv non è un semplice atto simbolico, ma un gesto di sostegno e di apertura verso un modello di città che rappresenta un esempio di convivenza, innovazione e tolleranza nel complesso scenario mediorientale. È un segnale di solidarietà concreta, contro le derive dell’odio e dell’antisemitismo, che troppo spesso si nascondono dietro il pretesto di “critiche giuste” e “resistenze legittime”. Come ci ricorda Martin Luther King Jr. ('Lettera a un amico antisionista'), 'Quando le persone criticano i sionisti, si riferiscono agli ebrei; state semplicemente usando un'altra parola. È antisemitismo mascherato'. 

Interrompere un gemellaggio culturale non è fare politica, è alimentare l'odio.

Per comprendere la superficialità (o la mala fede) di chi si oppone a questo legame, basta guardare al volto di Tel Aviv e di chi la guida. Ron Huldai, sindaco della città dal 1998, non è un falco ultranazionalista. È un politico laburista, un generale dell'Aeronautica israeliana nato in un kibbutz da genitori sopravvissuti all'Olocausto. La sua vita è un equilibrio tra la difesa della sicurezza del suo Paese e la costruzione di una società aperta. Huldai ha trasformato Tel Aviv in un hub globale di diritti civili, un faro di democrazia e pluralismo che accoglie la comunità LGBTQ+, minoranze di ogni fede ed etnia e pensatori liberi.

Ed ecco che il 'giustizialismo' della sinistra radicale mostra la sua natura più cinica. A Tel Aviv, l'opposizione a Netanyahu è visibile, rumorosa e coraggiosa: centinaia di migliaia di persone scendono in piazza per difendere la democrazia dalle derive estremiste. Tuttavia, gli attivisti occidentali, quelli che gridano 'Free Palestine' nei Consigli comunali, scelgono di boicottare proprio la parte di Israele che rappresenta l'alternativa alla destra dura, ignorando che 'la libertà di pensiero e di parola sono le prime vittime della tirannia', come scriveva Hannah Arendt.  Opporsi a queste derive significa difendere i valori fondamentali di democrazia, di pluralismo, e di rispetto per i diritti umani – anche quando questi valori sono scomodi o contraddicono gli interessi di chi ha il potere. Colpendo Tel Aviv, non colpiscono Netanyahu, ma colpiscono i cittadini che da anni combattono per la convivenza e i diritti umani. E colpiscono soprattutto coloro che dichiarano di difendere, i palestinesi.

Chi fa politica e si permette di ignorare tutto ciò, o peggio, di sostenerlo, dimostra una malafede evidente e una ignoranza pericolosa. Sostenere le posizioni più estremiste, come quelle di chi vuole negare l’esistenza di Israele, equivale a legittimare e fare il gioco di Hamas e di Netanyahu, le due facce della stessa medaglia: la guerra, la distruzione, e il soffocamento dei diritti di chi vive in quella regione.

Se questo quadro è allarmante a livello simbolico, diventa inquietante quando scendiamo nei dettagli delle connessioni politiche. Non posso non richiamare il caso di Stefania Ascari, deputata del Movimento 5 Stelle, acclamata dalla sedicente sinistra 'alternativa' come paladina dei diritti umani e della causa palestinese. Eppure, le ombre sul suo operato sono lunghe e inquietanti. Emergono con chiarezza le sue partecipazioni a iniziative promosse da Mohammed Hannoun e dalla sua rete associativa, figure storicamente legate ad ambienti vicini ad Hamas. Tra queste, un viaggio a Istanbul nel 2024 organizzato insieme a altri parlamentari, tra cui Alessandro Di Battista.

La cronaca racconta di contatti diretti con Sulaiman Hijazi, braccio destro di Hannoun, per coordinare la comunicazione mediatica. E qui viene il gelo: le furono date indicazioni precise per limitare le foto alle famiglie dei feriti di Gaza, proprio per non alimentare quelle polemiche legate all'associazione tra il gruppo e il terrorismo. Non è solidarietà, è complicità mascherata. Come scriveva George Orwell, 'La verità politica, si potrebbe dire, è finta per adattarla ai gusti del momento'. E in questo momento, il gusto sembra essere quello di inchinarsi di fronte a chi la pace non la vuole mai.

Oggi occorre più che mai distinguere tra il diritto di criticare e denunciare le ingiustizie, e il sostegno attivo a chi alimenta l’odio e la guerra, contribuendo a perpetuare un conflitto che, come ha detto il filosofo Albert Camus, “non si può combattere con la violenza, ma con la ragione e la giustizia”. 

Non possiamo permettere che l’antisemitismo, sotto qualsiasi forma, trovi spazio e legittimità in nome di una presunta “lotta” che, in realtà, serve solo a distruggere ogni possibile soluzione di pace e convivenza. La vera solidarietà consiste nel sostenere chi, nel rispetto dei diritti di tutti, in tutti gli schieramenti, lavora per una pace duratura. 

Dobbiamo fare chiarezza, con coraggio e coerenza, è tempo di rifiutare le logiche della discriminazione e dell’odio mascherato da “giusta causa”. Solo così potremo provare a costruire un futuro di pace e di rispetto reciproco, al di là delle ideologie e delle partigianerie.