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Referendum: qualquadra non cosa

Esaminando i flussi e le percentuali del voto referendario, occorre fare alcune riflessioni per provare ad approfondire e comprendere quanto accaduto.

In particolare, ai miei occhi sembra piuttosto evidente la caratterizzazione politica del voto rilevato nel Centro-Nord del Paese: le aree a maggioranza centro-destra hanno espresso la preferenza per il Sì alla riforma, mentre quelle storicamente appannaggio del centrosinistra si sono altrettanto chiaramente espresse per la bocciatura dei provvedimenti su separazione delle carriere, CSM e Alta Corte. Un quadro confermato 'plasticamente' anche dalle eccezioni delle grandi aree metropolitane, laddove la cosiddetta 'sinistra ZTL' ha rovesciato la tendenza provinciale e regionale.

Ma dove tutto cambia, diventando apparentemente incomprensibile – o quantomeno non riducibile alla classica lettura politica – è il Meridione d’Italia.

Assumendo per assioma le affermazioni del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, dott. Gratteri, secondo cui questa riforma della Giustizia sarebbe stata molto ben accolta – e conseguentemente votata – da mafiosi, camorristi e 'ndranghetisti, appare difficile spiegare come in molte di queste zone il fronte del No abbia raggiunto, e spesso superato, il 70% delle preferenze.

Su questa tornata elettorale appare evidente che non abbia pesato alcun meccanismo di 'voto di scambio': nessuno, neppure gli habitué del caso, ha – né avrebbe potuto – promesso redditi o prebende economiche diversificate; il tema era chiaramente un altro.

Allora perché in vaste aree politicamente governate dal centro destra ed ad alto rischio di infiltrazione della criminalità organizzata ha prevalso con tale evidenza il No?

Da 'cittadino ignorante', mi vengono in mente solo due ipotesi – pur essendo certo della lucidità e della sobria imparzialità del Procuratore – che possano spiegare questo risultato: o mafia, camorra e 'ndrangheta sono scomparse (o non sono mai esistite, poco importa ai fini della mia riflessione), e quindi si è finalmente potuto esprimere un voto libero e consapevole; oppure – ed è chiaramente una boutade, detta con il sorriso sulle labbra – tutto sommato, l’attuale modo di esercitare la giustizia è perfettamente compatibile con lo status quo.

Io provengo da una 'scuola' garantista e sono quindi pienamente consapevole della mia parzialità. Ho sempre pensato che la 'politica' delle torture in caserma, la politica del 'carcerarne cento per condannarne cinque', siano strumenti perfettamente funzionali all’esistenza e alla resistenza dei fenomeni criminali organizzati.

Gli opposti sono l’uno la giustificazione dell’altro, ognuno ragione di esistere dell’altro. Sempre.

Riprendendo questo principio, vorrei introdurre l'altro aspetto della mia modesta analisi del voto.

In occasione di questo referendum si sono saldati due filoni 'politici': quello manettaro e giustizialista di una sinistra (presunta estrema, molto salottiera e intellettuale) che conserva l’anima stalinista di un tempo passato, e quella che recentemente è stata definita la 'generazione Gaza'.

Una generazione capace di indignarsi e manifestare a fronte del presunto genocidio determinato da un numero –dichiarato dal Ministero della Salute di Hamas– di 70.000 vittime in tre anni di guerra (di cui peraltro per le stesse fonti per l'80% miliziani), ma contemporaneamente silente ed assente di fronte alle 35.000 vittime della recentissima repressione iraniana (senza dimenticare l’analogo massacro del 1988) in soli tre giorni.  

Un movimento così poco credibile è evidentemente andato a banderuola, schierandosi nel solco di un vuoto antifascismo, effetto di un'identità che è definita dall'essere semplicemente contro qualcosa o qualcuno.

Ora abbiamo un’opposizione fortemente coesa, saldata sui principi base dell’antisionismo (in proposito invito a leggere una mia precedente riflessione su sionismo e antisemitismo moderno), sul generico antifascismo edizione 2026 e sul ruolo della magistratura.

I magistrati che ballano, brindano e cantano 'chi non salta Imparato è', deridendo una loro collega schieratasi per il Sì, non rappresentano quindi la coda di una campagna referendaria accesa. Sono solo ed unicamente la manifestazione di parzialità e, temo, il preannuncio di vendetta: la concretizzazione del famoso, e non troppo sussurrato, 'dopo il referendum faremo i conti' del capofila Gratteri. affermazione che non è più un semplice slogan: è la minaccia concreta di una vendetta che si prepara a uscire allo scoperto.

Ho sperimentato sulla mia pelle dove può arrivare una magistratura delegata dalla politica e animata da spirito ben lontano dall’imparzialità, e non lo auguro davvero a nessuno.

C’è da aver paura, davvero.

Mala tempora currunt, come si dice. Se fossi giovane, forse, seriamente, inizierei a pensare di emigrare.

E, aggiungo, chi scrive è ben distante dallo schieramento di centrodestra!  

Penso ad esempio che Del Mastro e affini siano il peggio di questo governo, ma altrettanto penso che una vera sinistra garantista avrebbe dovuto imporre le dimissioni in occasione delle dichiarazioni: «È per il sottoscritto un’intima gioia l’idea di far sapere ai cittadini come noi incalziamo chi sta dietro quel vetro e non lo lasciamo respirare».  

Ma evidentemente manettari e giustizialisti abbondano da entrambe le parti.


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